Alla sua prima conferenza stampa del nuovo
anno, il segretario generale della Nato ha fatto il bilancio del 2011,
per mettere in rilievo, fra i vari successi, l’operazione in Libia,
effettuata di concerto con le Nazioni Unite e diverse organizzazioni
internazionali, e in stretto coordinamento con i partner atlantici
Abbiamo difeso, ha sottolineato Anders Fogh Rasmussen, la popolazione civile ed abbiamo salvato innumerevoli vite.
Il suo discorso e’ stato pieno di parole altisonanti.
A differenza dei comunicati su cosa accade realmente, oggi, in Libia.
“La guerra in Libia continua”.
“Le forze del CNT preparano l’attacco a Bani-Walid”.
“L’ONU preoccupata dalle azioni degli ex rivoluzionari”.
“Medici senza frontiere” lascia il paese per le torture nelle prigioni”.
Questi sono alcuni titoli soltanto.
L’episodio
con Bani-Walid illustra perfettamente la situazione. Da una parte, le
truppe del Consiglio nazionale di transizione si preparano all’assalto e
aspettano l’ordine di andare all’attacco. Dall’altra parte, ieri il CNT
ha ufficialmente smentito le notizie sull’occupazione di questa citta’.
Allora, chi vuole attaccare?
Questo stacco fra le
dichiarazioni e la realta’ dimostra la confusione che regna in Libia.
Sarebbe vicino allora il pericolo, piu’ volte indicato dalla diplomazia
russa? Il pericolo di un’interpretazione allargata della risoluzione
delle Nazioni Unite sulla Libia?
Un commento di Viktor Litovkin, redattore del giornale militare “Nezavisimoe voennoe obozrenie”:
E’
proprio cosi’. La lotta per il potere continuera’ ancora a lungo. E non
e’ scontata la vittoria delle forze democratiche. In realta’ assenti.
Il che vuole dire che gli scontri di oggi avvengono fra clan e tribu’.
Proseguira’ fino a quando non emergera’ una figura forte come Gheddafi,
in grado di unire il paese. Uno scenario questo molto simile a quello
dell’Iraq, in cui ancor oggi la tranquillita’ e’ molto lontana.
Nel
suo intervento al Consiglio di sicurezza Ian Martin, rappresentante
speciale per la Libia, ha annunciato che le nuove autorita’ non sono in
grado di tenere sotto controllo i capi tribu’.
Secondo
Navi Pillay, commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani,
nelle 60 prigioni del paese 8 500 detenuti vengono sottoposti a torture.
Al
termine dell’intervento della Nato, l’orientalista Evghenij Satanovskij
aveva ammonito che alla strage seguira’ la vendetta. Sangue per sangue.
All’infinito.
Definire un successo l’operazione in Libia e’ alquanto azzardato.
Piu’ che altro e’ stato scoperto un vaso di Pandora da cui non sono ancora tutti usciti i mali che si abbatteranno sul paese.
fonte: La Voce della Russia
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